Il Concerto un film da Oscar
Un film assolutamente da non perdere è il Concerto, diretto da Radu Mihaileanu, regista del famoso Train de vie e Vai e vivrai. In questo suo ultimo lavoro egli supera se stesso e pare un Fellini scatenato, infatti richiama il celebre maestro, non tanto di Prova d’orchestra, ma nella sua insuperabile capacità di mescolare realtà e fantasia, satira e politica, comicità e dramma e di trasformare un branco di straccioni ubriachi, adattatisi ai più loschi mestieri, nella mitica orchestra del Bolshoi.
Scandita da un ritmo intenso ed avvincente la trama è imperniata su un vecchio direttore d’orchestra, Filipov, interpretato magistralmente da Alexei Guskov, umiliato nell’era di Breznev per non aver licenziato i suoi orchestrali ebrei e costretto a lavare i pavimenti del teatro dove per anni era stato una stella. Egli riesce fortunosamente ad intercettare un fax che invita l’orchestra del Bolshoi ad esibirsi a Parigi e diabolicamente pensa di sostituirsi ad essa, ricreando la sua vecchia compagine dispersa nei meandri della nuova Russia. Ingaggia un lestofante amministratore di nostalgie comuniste e comincia a ricercare i suoi vecchi compagni, naufraghi del socialismo reale, che sopravvivono ai margini di una Mosca cafona e neo capitalista, facendo i mestieri più improbabili: chi recluta comparse per discorsi politici, chi strimpella note nei matrimoni megagalattici dei nuovi gerarchi, chi fa colonne sonore per film porno, chi è tornato al suo campo rom. Condotto fortunosamente a Parigi questo branco di sbandati in un baleno si disperde in mille traffici clandestini, vendendo telefonini cinesi o caviale, anche tra i tappeti ed i cristalli dell’austero teatro Chatelet, disertando le prove e mettendo a dura prova i nervi del direttore ed degli organizzatori, ma il giorno fatidico dell’esibizione, come per magia, tutti saranno presenti in eleganti abiti da cerimonia. Come solista al primo violino vi è una giovanissima diva francese, la cui vita sarà sconvolta dall’evento, ma non vi diciamo come e perché. Il finale interminabile, da antologia, è ritmato dalle note travolgenti del Concerto n. 35 per violino ed orchestra di Caikovskij(eseguito dall’orchestra sinfonica di Budapest), che strappa lacrime ed emozioni alla platea, trasformando per incanto il putrescente sogno comunista in musica immortale e le persecuzioni di un popolo in un intricato dramma familiare. Assolutamente da non perdere. Achille della Ragione
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